Se i mega-parchi fotovoltaici potessero fare ciò che centinaia di voli di cloud seeding non riescono a garantire? Uno studio dell’Università di Hohenheim svela il potenziale della geoingegneria “passiva”.

Negli Emirati Arabi Uniti, dove le precipitazioni annuali faticano a superare i 13 centimetri, la ricerca di acqua è una sfida esistenziale. Mentre il governo investe milioni in oltre 300 voli annui di cloud seeding (l’inseminazione delle nuvole), una nuova soluzione emerge all’orizzonte: i parchi solari.

Come funziona l’effetto “Isola di Calore”

I pannelli solari, essendo superfici scure, assorbono circa il 95% della radiazione solare. In un ambiente desertico riflettente, una distesa di 20 km² di pannelli crea una differenza termica enorme. L’aria sopra i pannelli si scalda rapidamente, sale verso l’alto per convezione e, incontrando i venti umidi costieri, condensa formando nuvole e pioggia.

I numeri dello studio

Secondo le simulazioni del climatologo Oliver Branch, un singolo evento favorevole potrebbe generare 600.000 metri cubi di acqua, equivalenti a un centimetro di pioggia su un’area grande come Manhattan. Se ripetuto dieci volte in un’estate, il fenomeno basterebbe a dissetare 30.000 persone per un anno. Tuttavia, restano dei dubbi: i pannelli attuali sono spesso progettati per riflettere la luce e non per assorbirla, e l’effetto richiede condizioni meteo specifiche per innescarsi.

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