Il benessere termico, o comfort termico, è un tema sempre più centrale nella progettazione e gestione degli edifici. Non riguarda solo la stagione invernale o quella estiva, ma incide in modo diretto sulla salute delle persone, sulla produttività negli ambienti di lavoro e sull’efficienza energetica degli edifici.

Per valutare correttamente il comfort termico, il principale riferimento normativo è la UNI EN ISO 7730, che fornisce un metodo analitico riconosciuto a livello internazionale.

Cos’è il benessere termico

Secondo la UNI EN ISO 7730, il benessere termico è definito come una condizione mentale di soddisfazione nei confronti dell’ambiente termico.
Non si tratta quindi di un valore misurabile direttamente con uno strumento, ma di una percezione soggettiva, legata alla sensazione di neutralità termica, ovvero la condizione in cui una persona non avverte né caldo né freddo.

Per questo motivo è errato associare il comfort termico a una temperatura fissa (ad esempio 20 °C): la sensazione di benessere dipende da molteplici fattori.

I fattori che influenzano il comfort termico

Il benessere termico è il risultato dell’interazione tra fattori ambientali e fattori personali.

Fattori ambientali
    1. Temperatura dell’aria
    2. Temperatura media radiante delle superfici (pareti, pavimenti, finestre)
    3. Velocità dell’aria
    4. Umidità relativa
Fattori personali
  1. Attività metabolica, legata al tipo di attività svolta
  2. Abbigliamento, che influisce sull’isolamento termico del corpo

A parità di ambiente, una persona seduta a lavorare e una impegnata in un’attività fisica percepiranno condizioni termiche molto diverse.

Il metodo della UNI EN ISO 7730

La UNI EN ISO 7730 fornisce un metodo analitico per prevedere la sensazione termica globale e il grado di insoddisfazione delle persone esposte a un ambiente termico moderato.

Il metodo si basa sul calcolo di due indici fondamentali:

PMV – Predicted Mean Vote

È l’indice che stima il voto medio espresso da un gruppo di persone su una scala a 7 livelli, che va da:

  1. −3 (molto freddo)
  2. 0 (neutralità termica)
  3. +3 (molto caldo)

Un valore di PMV pari a 0 rappresenta la condizione di comfort ideale.

PPD – Predicted Percentage of Dissatisfied

È l’indice che stima la percentuale di persone insoddisfatte dal punto di vista termico, ovvero che percepiscono caldo o freddo eccessivo.

I due indici sono strettamente correlati: al crescere dello scostamento del PMV dallo zero, aumenta la percentuale di insoddisfatti.

Classi di comfort termico

La norma classifica gli ambienti in tre categorie di qualità:

  1. Categoria A: alto livello di comfort, per ambienti con elevate aspettative
  2. Categoria B: livello normale di comfort, tipico degli ambienti di lavoro
  3. Categoria C: livello minimo accettabile

Negli ambienti di lavoro, la Categoria B è la più utilizzata e prevede un PMV compreso tra −0,5 e +0,5, corrispondente a un PPD inferiore al 10%.

Discomfort termico locale

Oltre al comfort globale, la UNI EN ISO 7730 analizza anche il discomfort termico locale, ovvero il disagio avvertito in specifiche parti del corpo.

I principali fattori di discomfort locale sono:

  1. correnti d’aria indesiderate (draft);
  2. differenza verticale di temperatura tra testa e caviglie;
  3. pavimenti troppo caldi o troppo freddi;
  4. asimmetria radiante, come pareti fredde o soffitti caldi.

Anche per questi aspetti la norma stabilisce limiti di accettabilità, espressi come percentuale prevista di insoddisfatti.

Perché il benessere termico è così importante

Il comfort termico ha un impatto diretto su tre ambiti fondamentali.

Salute e sicurezza

Il corpo umano è un organismo omeotermo e deve mantenere la temperatura interna entro limiti molto ristretti. Condizioni di discomfort termico costringono l’organismo a un maggiore sforzo fisiologico, con effetti negativi sul benessere generale.

Produttività

Numerosi studi dimostrano che ambienti termicamente confortevoli migliorano la concentrazione, riducono l’affaticamento e aumentano la produttività, soprattutto negli uffici e negli ambienti di lavoro sedentari.

Efficienza energetica

Un corretto controllo del comfort termico consente di:

  1. dimensionare correttamente gli impianti;
  2. evitare sprechi energetici dovuti a sovra-riscaldamento o sovra-raffrescamento;
  3. migliorare le prestazioni energetiche complessive dell’edificio.

I risvolti normativi e legislativi

In Italia, la valutazione del comfort termico assume anche una rilevanza legislativa.
Il D.Lgs. 81/08 impone al datore di lavoro la valutazione del rischio microclimatico negli ambienti di lavoro.

In questo contesto, la UNI EN ISO 7730 rappresenta il principale strumento tecnico di riferimento per la valutazione degli ambienti termici moderati e contribuisce in modo sostanziale alla redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).

Conclusioni

Valutare correttamente il benessere termico significa progettare e gestire edifici più salubri, sicuri ed efficienti.
La UNI EN ISO 7730 fornisce un metodo scientifico e consolidato per trasformare una percezione soggettiva in criteri tecnici misurabili, a beneficio delle persone e delle prestazioni energetiche degli edifici.

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