L’Europa serra i ranghi della propria industria per vincere la sfida della transizione ecologica. Al centro di questa visione c’è l’Industrial Accelerator Act (IAA), meglio conosciuto come “Buy European”, una proposta di legge ambiziosa che punta a trasformare il mercato unico in un polo manifatturiero a zero emissioni. L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è chiaro: portare la quota del manifatturiero dal 14,3% attuale al 20% del PIL UE entro il 2035, garantendo al contempo resilienza e sicurezza economica.

Un taglio netto alle emissioni: il potere del “Made in EU”

Secondo le stime della Commissione Europea, l’IAA non è solo una manovra economica, ma un pilastro climatico capace di risparmiare 30,6 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030. Il cuore di questo risparmio risiede nel comparto delle batterie: produrle all’interno dell’Unione permetterebbe di abbattere le emissioni di quasi il 25% rispetto ai prodotti importati dalla Cina. Questo vantaggio competitivo nasce da un mix energetico europeo sempre più rinnovabile e da standard normativi sull’efficienza tra i più stringenti al mondo.

Il piano prevede target precisi per i materiali strategici:

  1. Batterie: taglio di 25,6 MtCO2 grazie alla riduzione delle importazioni.

  2. Acciaio: obiettivo del 25% a basse emissioni per edilizia e automotive (risparmio di 3,4 MtCO2).

  3. Cemento e Alluminio: riduzione combinata di circa 0,9 MtCO2.

  4. Logistica: un risparmio di 0,7 MtCO2 derivante da filiere più corte e trasporti ottimizzati.

Oltre il clima: 3 miliardi di euro di danni evitati

La scelta dell’onshoring (ovvero il riportare la produzione in Europa) rappresenta un investimento preventivo. La Commissione valuta che i risparmi di carbonio genereranno un valore superiore ai 3 miliardi di euro in termini di danni climatici evitati. Ma i benefici non si fermano all’ambiente: l’IAA è una macchina da posti di lavoro. Si stimano 85.000 nuovi impieghi nel settore delle batterie e 58.000 in quello solare, oltre alla salvaguardia dell’occupazione storica nei settori pesanti durante la loro riconversione “green”.

La sfida della domanda: il ruolo di ZEP e degli appalti verdi

Nonostante il sostegno alla produzione, la domanda di prodotti a basse emissioni resta ancora fragile. La Zero Emissions Platform (ZEP) ha sottolineato come gli appalti pubblici verdi obbligatori siano un segnale fondamentale, ma non ancora sufficiente. Come evidenziato da Cristiana Foglia (Policy Officer di ZEP), per un successo duraturo è necessario che anche il settore privato venga coinvolto massicciamente.

Attualmente, l’obbligo di acquisto europeo riguarda principalmente acciaio, alluminio e cemento. Tuttavia, per catalizzare gli investimenti necessari e rendere i prodotti puliti davvero competitivi, il quadro normativo dovrà espandersi, creando segnali di mercato forti che spingano le aziende private a preferire tecnologie “Made in EU”.

Verso un’autonomia strategica

L’Industrial Accelerator Act si integra con il “Pacchetto Automotive” del dicembre 2025, definendo i criteri per accedere ai super-crediti per le auto elettriche economiche e al sostegno per le flotte aziendali. In un mondo segnato da incertezze geopolitiche, il “Buy European” non è solo una scelta di sostenibilità, ma lo scudo con cui l’Europa intende proteggere la propria economia, riducendo la dipendenza da attori esterni e garantendo una crescita che sia, finalmente, sia industriale che ecologica.

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